Caro lettore,
sono
lieto di poter finalmente annunciare che vede la luce un libro cui tengo in
modo particolare. Quello a cui tengo di più, a dire il vero. Si tratta di un’opera
in forma diaristica alla quale, fra slanci, pause e riprese, dubbi e revisioni,
ho lavorato senza soluzione di continuità negli ultimi trent’anni. Quella che
sento più vicina a me. Di seguito alcune righe tratte dal prologo:
“Fin
da quando ero uno studente universitario ho sempre amato trascorrere parte del
mio tempo nelle biblioteche. L’episodio che sto per raccontare risale a poco
tempo fa quando, da studente squattrinato, sono diventato docente squattrinato.
Vivevo a Milano e durante i pomeriggi, con l’idea di rendere più sopportabile
la mia condizione di lavoratore intellettuale forzoso, continuavo a frequentare
a rotazione quasi tutte le biblioteche nel raggio di una decina di chilometri
da casa, con differenze rispetto al mio frequentarle da studente, difficili da
individuare anche per me. Fra le diverse biblioteche era quella di via Oglio in
Corvetto la mia prediletta. In parte perché era fra le più vicine a casa e in
parte perché, quando ero studente, avevo socializzato con alcuni dei suoi
frequentatori. Era una delle tante biblioteche di periferia che raccoglieva e
accoglieva tipi umani ai margini. Si trovava al pianterreno di un enorme
edificio pubblico degli anni Settanta costruito in calcestruzzo plastica e
vetro. Entrando nell’edificio e percorrendo il corridoio del pianterreno si
giungeva all’ingresso vero e proprio della biblioteca. Poco prima si veniva
accolti dai bagni che emanavano sempre un olezzo maleodorante, un misto di
effluvi umani dei più disparati e detergenti chimici da poco. Proprio accanto a
essi qualcuno aveva pensato di sistemare le macchinette che erogavano caffè. Le
aule della biblioteca erano tanto gelide d’inverno quanto roventi e infestate
di zanzare d’estate.
Gli
spazi erano frequentati da un gran numero di avventori. Molti erano studenti
universitari. Fra questi non pochi erano poco più che perdigiorno. C’erano poi
torme di bambini seguiti dai propri adulti di riferimento, quando c’erano, che
sciamavano dall’ingesso verso la Zona bimbi per poi dilagare da lì in ogni
direzione, come accade a un liquido versato in un recipiente. Fra gli ospiti
fissi c’erano alcuni senza fissa dimora, altri dimorati, ma difficilmente
distinguibili dai primi e diversi portatori di disagio psichico, non tutti
studenti. Ognuno in Oglio, così abbiamo sempre chiamato noi la biblioteca,
cercava qualcosa. Qualcuno ci andava per restare un po’ al caldo d’inverno e
all’ombra d’estate. Qualcun altro per socializzare. Altri per leggere a scrocco
i quotidiani e le riviste, altri ancora per trovare, senza troppa fretta, la
propria strada. C’erano crocchi che trascorrevano interi semestri sfidandosi
nel corso di infiniti tornei di scacchi. C’erano anziani che prediligevano
sostare nell’Area lettura quotidiani e riviste e che, a volte, davano la stura
a discussioni in grado di raggiungere volumi di decibel tali da essere udite da
qualsiasi punto della biblioteca. Si formavano e si lasciavano coppie e una
volta scoprii che un uomo distinto che arrivava il mattino presto e se ne
andava soltanto la sera, senza aver palesemente concluso mai nulla, era un ex
dirigente rimasto disoccupato che non aveva ancora trovato il coraggio di
raccontare alla sua famiglia quel che gli era capitato.
Per
quel che riguardava me, appena giungevo in biblioteca, data la densità di
affluenza, mi preoccupavo di conquistare una postazione di studio ricoprendola
con tutto ciò che avevo a disposizione.
Durante
questi miei soggiorni bibliotecari, nei momenti di pausa, mi sono sempre
divertito a sollevare lo sguardo dai libri per osservare di sottecchi gli altri
avventori. Fin da quando ero studente mi è sempre piaciuto immaginare chi
fossero, fantasticare sulle loro possibili esistenze. Ritengo, negli anni, di
essere persino diventato piuttosto bravo nell’inquadrarli. Tuttavia, nonostante
il mio allenamento, da quando avevo ripreso a frequentare la biblioteca da
docente, c’era un frequentatore che non mi riusciva di etichettare; almeno
finché non accadde quel che sto per raccontare. Questa mia incapacità, se da un
lato feriva il mio orgoglio d’indagatore antropologico, dall’altra mi obbligava
a tenere quest’uomo d’occhio con una cura speciale. Nel farlo cercavo di non
farmi accorgere da lui anche se, data la sua personalità, temo di non essere
riuscito affatto nel mio intento…”
Caro
lettore, se hai letto fin qui, deduco che tu abbia trovato di tuo gradimento il
contenuto del prologo, per cui mi compiaccio d’invitarti a concluderne la
lettura per scoprire qualcosa di più su questo misterioso personaggio. Puoi
farlo seguendo il link sottostante alla pagina del libro su Amazon. Una
volta lì, clicca su: “leggi l’estratto” sotto l’immagine del libro in versione e-book.
https://www.amazon.it/dp/B0GH12VLG4
Il
libro, come tutti gli altri da me scritti, è disponibile sia in formato e-book
che cartaceo.
Buone letture!narrativacontemporanea #narrativa #narrativaitaliana, #romanzo

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