Essere… Umani - o degli umani esseri - di Manuel Astori






Caro lettore,

sono lieto di poter finalmente annunciare che vede la luce un libro cui tengo in modo particolare. Quello a cui tengo di più, a dire il vero. Si tratta di un’opera in forma diaristica alla quale, fra slanci, pause e riprese, dubbi e revisioni, ho lavorato senza soluzione di continuità negli ultimi trent’anni. Quella che sento più vicina a me. Di seguito alcune righe tratte dal prologo:

“Fin da quando ero uno studente universitario ho sempre amato trascorrere parte del mio tempo nelle biblioteche. L’episodio che sto per raccontare risale a poco tempo fa quando, da studente squattrinato, sono diventato docente squattrinato. Vivevo a Milano e durante i pomeriggi, con l’idea di rendere più sopportabile la mia condizione di lavoratore intellettuale forzoso, continuavo a frequentare a rotazione quasi tutte le biblioteche nel raggio di una decina di chilometri da casa, con differenze rispetto al mio frequentarle da studente, difficili da individuare anche per me. Fra le diverse biblioteche era quella di via Oglio in Corvetto la mia prediletta. In parte perché era fra le più vicine a casa e in parte perché, quando ero studente, avevo socializzato con alcuni dei suoi frequentatori. Era una delle tante biblioteche di periferia che raccoglieva e accoglieva tipi umani ai margini. Si trovava al pianterreno di un enorme edificio pubblico degli anni Settanta costruito in calcestruzzo plastica e vetro. Entrando nell’edificio e percorrendo il corridoio del pianterreno si giungeva all’ingresso vero e proprio della biblioteca. Poco prima si veniva accolti dai bagni che emanavano sempre un olezzo maleodorante, un misto di effluvi umani dei più disparati e detergenti chimici da poco. Proprio accanto a essi qualcuno aveva pensato di sistemare le macchinette che erogavano caffè. Le aule della biblioteca erano tanto gelide d’inverno quanto roventi e infestate di zanzare d’estate.

Gli spazi erano frequentati da un gran numero di avventori. Molti erano studenti universitari. Fra questi non pochi erano poco più che perdigiorno. C’erano poi torme di bambini seguiti dai propri adulti di riferimento, quando c’erano, che sciamavano dall’ingesso verso la Zona bimbi per poi dilagare da lì in ogni direzione, come accade a un liquido versato in un recipiente. Fra gli ospiti fissi c’erano alcuni senza fissa dimora, altri dimorati, ma difficilmente distinguibili dai primi e diversi portatori di disagio psichico, non tutti studenti. Ognuno in Oglio, così abbiamo sempre chiamato noi la biblioteca, cercava qualcosa. Qualcuno ci andava per restare un po’ al caldo d’inverno e all’ombra d’estate. Qualcun altro per socializzare. Altri per leggere a scrocco i quotidiani e le riviste, altri ancora per trovare, senza troppa fretta, la propria strada. C’erano crocchi che trascorrevano interi semestri sfidandosi nel corso di infiniti tornei di scacchi. C’erano anziani che prediligevano sostare nell’Area lettura quotidiani e riviste e che, a volte, davano la stura a discussioni in grado di raggiungere volumi di decibel tali da essere udite da qualsiasi punto della biblioteca. Si formavano e si lasciavano coppie e una volta scoprii che un uomo distinto che arrivava il mattino presto e se ne andava soltanto la sera, senza aver palesemente concluso mai nulla, era un ex dirigente rimasto disoccupato che non aveva ancora trovato il coraggio di raccontare alla sua famiglia quel che gli era capitato.

Per quel che riguardava me, appena giungevo in biblioteca, data la densità di affluenza, mi preoccupavo di conquistare una postazione di studio ricoprendola con tutto ciò che avevo a disposizione.

Durante questi miei soggiorni bibliotecari, nei momenti di pausa, mi sono sempre divertito a sollevare lo sguardo dai libri per osservare di sottecchi gli altri avventori. Fin da quando ero studente mi è sempre piaciuto immaginare chi fossero, fantasticare sulle loro possibili esistenze. Ritengo, negli anni, di essere persino diventato piuttosto bravo nell’inquadrarli. Tuttavia, nonostante il mio allenamento, da quando avevo ripreso a frequentare la biblioteca da docente, c’era un frequentatore che non mi riusciva di etichettare; almeno finché non accadde quel che sto per raccontare. Questa mia incapacità, se da un lato feriva il mio orgoglio d’indagatore antropologico, dall’altra mi obbligava a tenere quest’uomo d’occhio con una cura speciale. Nel farlo cercavo di non farmi accorgere da lui anche se, data la sua personalità, temo di non essere riuscito affatto nel mio intento…”

 

Caro lettore, se hai letto fin qui, deduco che tu abbia trovato di tuo gradimento il contenuto del prologo, per cui mi compiaccio d’invitarti a concluderne la lettura per scoprire qualcosa di più su questo misterioso personaggio. Puoi farlo seguendo il link sottostante alla pagina del libro su Amazon. Una volta lì, clicca su: “leggi l’estratto” sotto l’immagine del libro in versione e-book.

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Il libro, come tutti gli altri da me scritti, è disponibile sia in formato e-book che cartaceo.

Buone letture!narrativacontemporanea    #narrativa   #narrativaitaliana, #romanzo

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